Il territorio di Vereto e quello del Capo di Leuca conservano le tracce di una storia lunga: abitati, strade, necropoli, approdi e luoghi di culto. Qui il paesaggio non è solo uno sfondo, ma una fonte da leggere e interpretare.
Raccontare Vereto significa osservare un sistema: la città antica sulla collina, Patù, San Giovanni Battista, le Centopietre, Campo Re, San Gregorio e Leuca. Sono luoghi diversi, ma collegati da una stessa geografia storica.
Le ricerche topografiche e le carte archeologiche mostrano un palinsesto in cui ogni epoca ha lasciato tracce, spesso riutilizzando materiali e percorsi precedenti. DiscoVereto parte da questa complessità per decifrare nella sua profondità storica il paesaggio antico.
Vereto sorgeva su un'altura del Salento meridionale, in posizione dominante e vicina alla costa. Le fonti antiche conservano varie forme del suo nome: Βάρις, Οὐερητόν, Οὔρητον, Beretos, Beretum e Veretum. Il possibile rapporto con la miti-storica Hyrie ricordata da Erodoto (7.170), discusso anche a partire da un problematico passo del geografo Strabone (6.3.6), va considerato con cautela e deve essere ancora scientificamente verificato, sebbene tale ipotesi non possa essere affatto trascurata.
L'abitato messapico occupava un'area ampia, tradizionalmente stimata in oltre 40 ettari, e fu difeso forse fin dal IV secolo da una possente cinta muraria in opera quadrata ancora oggi in parte visibile. I dati archeologici indicano una frequentazione dall’età del Bronzo (documentata, tuttavia, da frammenti sporadici) e poi a partire dalla prima età del Ferro, con fasi messapiche, romane, tardoantiche e medievali.
Le iscrizioni messapiche sono tra le testimonianze più preziose: la colonnina di Sant'Andrea, databile tra fine VI e inizi V secolo a.C., conserva la possibile forma originaria del toponimo: Fαρετι/Vareti.
Patù conserva nel paesaggio urbano e rurale molte tracce della lunga storia di Vereto: materiali riutilizzati, percorsi antichi, aree funerarie, edifici medievali e luoghi della memoria locale.
Dal 2004 si fregia del titolo di città e nel 2016 è entrata a far parte dell'associazione Borghi Autentici d'Italia. Il suo monumento più celebre, le Centopietre, è un mausoleo funerario del IX secolo eretto secondo la tradizione in memoria del generale Geminiano, messaggero cristiano ucciso dai Saraceni nella battaglia di Campo Re del 24 giugno 877. La struttura rettangolare è composta da 100 blocchi di roccia calcarea provenienti dalla vicina Vereto, e al suo interno conserva strati sovrapposti di affreschi sacri risalenti al XIV secolo.
Il Museo Archeologico di Vereto, a Palazzo Liborio Romano, permette di avvicinarsi ai reperti e alle storie del territorio.
Il Capo di Leuca è un territorio di soglia, dove Adriatico e Ionio si incontrano e dove le rotte del Mediterraneo orientale si aprivano verso l'Italia. Per chi navigava, Leuca, con le sue rocce bianche evocate anche dal nome, era riferimento visivo, approdo e luogo sacro, come documenta la grotta Porcinara, uno dei siti archeologici più affascinanti del Capo. Situata sul versante di Ponente, presso il promontorio di Punta Ristola, è un’importante cavità artificiale e un antico santuario rupestre frequentato in epoca messapica, greca e romana (VIII sec. a.C. - II sec. d.C.). Sulle sue pareti si trovano iscrizioni votive in greco e latino, testimonianza del suo ruolo sacro per marinai e viaggiatori.
Vereto si affacciava sul mare e lo controllava sia attraverso l’approdo di Leuca che quello di San Gregorio. Leuca appare legata anche a funzioni cultuali ed emporiche, mentre San Gregorio, baia protetta con sorgenti d'acqua dolce, mostra una vocazione più commerciale. Le ricerche hanno individuato strutture portuali a terra e in mare, tra cui un antemurale sommerso, e frammenti di anfore per vino e olio databili tra IV e I secolo a.C.
Il Capo non è dunque una periferia isolata, ma un punto di contatto tra persone, merci, lingue e culti.