Vereto era un centro messapico identificato con la mitica Hyrie — la città madre della Iapigia citata da Erodoto — che sorgeva su un altopiano a 140 metri sul livello del mare, lungo la via Sallentina. Cinta da mura per oltre quattro chilometri, nel III secolo a.C. divenne sede di municipio romano e di zecca, e nel 106 d.C. fu inserita nella via Traiana. La sua storia si concluse nel IX secolo con la distruzione da parte dei Saraceni, e di essa restano le fondamenta delle mura, alcune sepolture e un pozzo. Dalle sue rovine ebbe origine Patù.
Patù sorge nell'estremo lembo meridionale della penisola salentina, presso l'antica città messapica di Veretum, e conserva i resti della notevole costruzione megalitica delle Centopietre. Dal 2004 si fregia del titolo di città e nel 2016 è entrata a far parte dell'associazione Borghi Autentici d'Italia. Il suo monumento più celebre, le Centopietre, è un mausoleo funerario del IX secolo eretto in memoria del generale Geminiano, messaggero cristiano ucciso dai Saraceni nella battaglia di Campo Re del 24 giugno 877. La struttura rettangolare è composta da 100 blocchi di roccia calcarea provenienti dalla vicina Vereto, e al suo interno conserva strati sovrapposti di affreschi sacri risalenti al XIV secolo.
La distruzione di Vereto non segnò la fine di questo territorio, ma la sua trasformazione. I profughi scappati dall'antica città messapica diedero vita a nuovi insediamenti: Castrignano del Capo, il cui nome deriva dal latino castrum, era in origine un punto di vedetta posto proprio tra Vereto e Leuca. Non è un caso che diverse chiese dei borghi vicini — come San Pietro a Castrignano e San Giovanni a Patù — siano state costruite con gli stessi massi provenienti dalle mura messapiche di Vereto.